26 Maggio 2014

I periodi recessivi mettono in evidenza quanto sia difficile affrontare i grandi cambiamenti in presenza di prolungate congiunture economiche. Di fatto la crisi è una condizione di squilibrio che porta spesso a focalizzare le strategie imprenditoriali nella razionalizzazione dei costi e nell’attendismo, ponendo così freno al cambiamento e alla crescita.

In realtà serve un cambio di mentalità che metta in atto progetti e investimenti a lungo termine per contrastare il rallentamento economico, sviluppare nuovi business e nuovi mercati spingendo sull’innovazione.
Molteplici sono i ruoli che i professionisti possono ricoprire nella crisi d’impresa. Il primo, e forse il più importante, è quello di affiancare il management e/o la proprietà nell’individuare le soluzioni più idonee per gestire al meglio la crisi.
Fondamentale è la sensibilità nel percepire il prima possibile i “fatti idonei a pregiudicare la continuità dell’impresa”, quali: ritardo nel pagamento dei fornitori o delle retribuzioni, riduzione dei volumi delle vendite, riduzione della redditività, che possono portare fino allo stato di insolvenza vero e proprio.
L’abilità del professionista è anticipare il “punto di non ritorno” attraverso una rigorosa analisi delle poste attive e passive del bilancio, una “circolarizzazione” dei creditori e debitori per la verifica dell’esistenza e della congruità delle loro posizioni, suggerendo ed analizzando con l’imprenditore le possibili azioni da intraprendere.

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